Apple userĂ la rete neurale Gemini 2.5 Pro di Google per lanciare Siri 2.0 su iOS 26.4. Accordo miliardario e dubbi su Tim Cook.
Apple ha firmato un accordo pluriennale da 1 miliardo di dollari l’anno con Google per accedere alla rete neurale Gemini, probabilmente nella versione 2.5 Pro, e sfruttarla per addestrare la nuova Siri 2.0, attesa su iOS 26.4 nel secondo trimestre del 2026. La notizia, riportata da Bloomberg, conferma un’accelerazione della strategia AI di Cupertino dopo anni di scetticismo da parte della critica tech. L’accordo prevede che i modelli non vengano eseguiti su server esterni, ma restino all’interno dell’infrastruttura Apple, a garanzia della privacy.
Gemini prende il posto di Apple Intelligence? Siri 2.0 debutta nel 2026 con 1,2 trilioni di parametri
La nuova versione di Siri sfrutterĂ una rete neurale con 1,2 trilioni di parametri, paragonabile ai modelli piĂ¹ evoluti oggi sul mercato come GPT-5. A confronto, Apple Intelligence – il framework AI sviluppato internamente – si ferma a 150 miliardi. Un salto tecnico notevole, reso possibile anche dall’adozione dell’architettura Mixture-of-Experts (MoE): un modello basato su tante sottoreti (chiamate Experts) che si attivano solo in parte per ogni compito, risparmiando energia e migliorando efficienza.
Apple non ha ancora chiarito se Gemini sostituirà del tutto Apple Intelligence o se le due reti verranno combinati in un’unica struttura modulare. Quel che è certo è che Siri 2.0 sarà la prima applicazione concreta di questa rete neurale, e che verrà integrata profondamente nei nuovi aggiornamenti software e hardware dell’ecosistema iOS, iPadOS e macOS.
Pare che in fase iniziale Apple abbia valutato anche offerte da OpenAI e Anthropic, ma abbia scelto Gemini per motivi legati ai costi e alla scalabilità dell’infrastruttura. Non è chiaro se le partnership con altri laboratori AI siano state del tutto archiviate o se Apple abbia ancora margine per future collaborazioni ibride.
Le critiche alla lentezza di Apple sull’AI e i dubbi sul ruolo di Tim Cook
Per molti osservatori, questa operazione segna l’ammissione da parte di Apple di essere in ritardo sul fronte dell’intelligenza artificiale. Negli ultimi due anni, mentre Google, Microsoft e Amazon annunciavano partnership e modelli multimodali, Apple appariva statica e silenziosa, puntando tutto sull’efficienza energetica e l’esperienza utente.
L’arrivo di Gemini dentro Siri cambia radicalmente lo scenario: ora Apple dispone di una rete neurale tra le piĂ¹ potenti del mercato e, al tempo stesso, mantiene il controllo totale dell’infrastruttura, evitando qualunque dipendenza da data center esterni.
Tuttavia, l’intesa con Google ha riacceso anche le voci su un possibile ritiro di Tim Cook. Alcuni analisti ipotizzano un passaggio a ruoli piĂ¹ istituzionali, mentre il gruppo dirigenziale si prepara a una nuova fase guidata da ingegneri AI e chip designer. Proprio su questo fronte si registrano importanti novitĂ : il chip M5 Ultra, in fase avanzata di progettazione, sarĂ pensato per supportare modelli AI avanzati localmente e potenziare gli strumenti on-device come Siri e Apple Intelligence.
Il 2026 si preannuncia così come l’anno della svolta per Siri, che da semplice assistente vocale si prepara a diventare un vero modello conversazionale neurale, all’altezza delle aspettative generate da ChatGPT e Claude.
